Le piazze del mondo contro il Ttip

 

—  Alberto Zoratti*, 18.4.2015”Il Manifesto”

Proteste. Mobilitazioni in 734 città, 41 solo in Italia per l’accordo di liberalizzazione commerciale

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/11/11desk-sotto-sinistra-ttip-firenze-biagianti-.jpg

 

Sono 734 piazze in tutto il mondo, 41 solo in Ita­lia. Una mobi­li­ta­zione che ricorda il dicem­bre 1999, quando il movi­mento glo­bale si oppose all’allora mini­ste­riale della Wto a Seat­tle, e che oggi si mobi­lita per il Trat­tato tran­sa­tlan­tico di libe­ra­liz­za­zione com­mer­ciale Usa– Ue (Ttip) e il suo obiet­tivo di dere­go­la­men­tare stan­dard, nor­ma­tive e tutte quelle leggi di tutela ambien­tale e sociale con­si­de­rati «bar­riere tec­ni­che al commercio».

In decine di flash­mob, sciami di fan­ta­smi hanno vagato per le piazze ita­liane, come in piazza del Pan­theon a Roma dove gli spet­tri del Ttip si sono fatti inse­guire in mezzo a turi­sti incu­rio­siti, così come in piazza del Duomo a Milano o in via Lagrange a Torino, giu­sto per citare alcune mobi­li­ta­zioni ita­liane «Stop Ttip», a dimo­strare che il trat­tato fan­ta­sma sta gua­da­gnando visi­bi­lità nono­stante la ritro­sia della Com­mis­sione europea.

D’altro canto uno dei prin­ci­pali obiet­tivi della cam­pa­gna inter­na­zio­nale, di cui quella ita­liana è parte attiva, è pro­prio quello di spie­gare ai cit­ta­dini un nego­ziato non cono­sciuto ai più, seb­bene il nostro Governo sia stato Pre­si­dente di turno dell’Unione euro­pea. Aldilà della dema­go­gia sulla pre­sunta tra­spa­renza (uno dei nego­ziati più tra­spa­renti mai avuti, mil­lanta la Com­mis­sa­ria al Com­mer­cio Ue Malm­strom dal suo blog pro­prio il giorno della grande mobi­li­ta­zione) quanto si cono­sce del trat­tato, lo si deve all’azione dei movi­menti sociali che pochi giorni dal nuovo Round nego­ziale che ini­zierà il 20 aprile negli Stati uniti, sono riu­sciti a ren­dere pub­bli­che le richie­ste della Com­mis­sione euro­pea all’Amministrazione sta­tu­ni­tense: accesso al mer­cato degli appalti pub­blici negli Stati uniti in cam­bio di mag­giore fles­si­bi­lità in agri­col­tura. Ecco uno dei patti scel­le­rati che potreb­bero lastri­care la strada verso la firma, un grande mer­cato delle pulci dove tanto si ottiene quanto più si dà e dove ci si impe­gna a difen­dere un set­tore nel momento in cui que­sto risponde a inte­ressi consolidati.

Per que­sto quasi un milione e set­te­cen­to­mila cit­ta­dini euro­pei hanno scelto di fir­mare una peti­zione inter­na­zio­nale che chiede il blocco imme­diato dei nego­ziati, una rac­colta firme che nella gior­nata di mobi­li­ta­zione ha visto una netta impen­nata nelle ade­sioni verso quota due milioni, con­si­de­rata dalle reti inter­na­zio­nali l’obiettivo poli­tico da raggiungere.

Le cen­ti­naia di migliaia di per­sone scese in piazza nelle sei­cento piazze euro­pee e nel cen­ti­naio di mobi­li­ta­zioni sta­tu­ni­tensi, lot­tano per ridare senso al ter­mine «democrazia».

Chie­dere mag­giore par­te­ci­pa­zione non signi­fica, come spesso banal­mente sem­pli­fi­cato dai soste­ni­tori del Ttip, «nego­ziare in 800 milioni di cit­ta­dini», ma vuol dire essere con­si­de­rati parte in causa e coin­volti diret­ta­mente, anche tra­mite i Par­la­menti, ad oggi con un ruolo defi­lato. Ridando potere i cit­ta­dini ed evi­tando, ad esem­pio, che i Par­la­men­tari euro­pei abbiano le armi spu­tate nel dare pareri non vin­co­lanti, rati­fi­cando solo alla fine un trat­tato con la for­mula «pren­dere o lasciare» senza pos­si­bi­lità di emen­da­mento. O evi­tando le limi­ta­zioni all’accesso ai docu­menti nego­ziali impo­ste per­sino ai par­la­men­tari euro­pei, come l’europarlamentare di Pode­mos Ernest Urta­sun ha recen­te­mente denun­ciato ai media spagnoli.

I docu­menti resi pub­blici dall’Unione euro­pea gra­zie alle pres­sioni dell’opinione pub­blica e dell’Ombudsman euro­peo, sono solo testi legali di posi­zio­na­mento e non chia­ri­scono l’effettivo livello di com­pro­messo e lo stato dell’arte del nego­ziato. E forse è per­sino logico che sia così, con­si­de­rato che gli inte­ressi che si stanno tute­lando, non sono certo quelli della mag­gio­ranza dei cit­ta­dini euro­pei e statunitensi.

Die­tro alla dema­go­gia della difesa delle Indi­ca­zioni geo­gra­fi­che per Paesi come l’Italia, per esem­pio, o dell’aumento dell’export che por­te­rebbe bene­fici dif­fusi, c’è una poli­tica che parla di con­ces­sioni a pochi pri­vi­le­giati, di una posi­zione di difesa delle tipi­cità che but­te­rebbe fuori mer­cato la mag­gior parte delle nostre pic­cole pro­du­zioni di qua­lità a tutto van­tag­gio di pochi grandi espor­ta­tori, di un abbat­ti­mento degli stan­dard di qua­lità su agri­col­tura e chi­mica che ha fatto per­sino pre­oc­cu­pare la Com­mis­sione Ambiente del Par­la­mento Euro­peo in una sua recente risoluzione.

A tutto que­sto si aggiunge una poli­tica di tutela degli inve­sti­menti che svuo­te­rebbe defi­ni­ti­va­mente il potere di con­trollo dei mer­cati da parte dei Governi, con­ce­dendo alle imprese il potere di denun­ciare i Governi a causa di legi­sla­zioni non gra­dite. Nono­stante tutto que­sto, nono­stante le pro­messe di Renzi a Obama, que­sto 18 Aprile c’è un mondo che ha detto «Stop Ttip». Una posi­zione che, d’ora in avanti, sarà impos­si­bile ignorare.

*Pre­si­dente Fair­watch / Cam­pa­gna Stop Ttip Italia